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Apicio - De re coquinariaIl carciofo deriva dalla pianta araba denominata Kharsuf che significa cardo commestibile. Notizie del suo consumo alimentare si fanno risalire agli antichi egizi. Cenni storici sul suo utilizzo sono rintracciabili nella tradizione greca e romana. Già nel 300 a.C. Teostratto nella sua "Storia delle piante" descriveva le caratteristiche e le virtù del carciofo nell’isola di Trinacria. Plinio il vecchio (I sec. d.C.) nella sua "Naturale historia" ne documenta l’uso nella cucina romana. Il massimo esperto dell’epoca, il celebre Apicio, parla dei cuori di carciofo nel "De re coquinaria", il trattato considerato codice alimentare dell’antica Roma.
Notizie più certe della sua coltivazione risalgono al XV secolo, quando nella zona di Napoli, dove era stata introdotta da Filippo Strozzi, si diffuse in Toscana e in altre regioni d’Italia.
È citato infatti, come prodotto di alta gastronomia, nella raccolta di menu che, fra le altre cose, Caterina De Medici porta in dote andando in sposa a Enrico II re di Francia.
Sempre nel periodo del rinascimento la coltivazione fu introdotta in Francia durante le guerre d’Italia. In seguito la diffusione negli altri paesi del mondo fu operata in gran parte dai nostri emigranti.
A partire dalla fine del secondo conflitto mondiale, è divenuto in Italia una coltura da pieno campo, particolarmente affermata nelle regioni a clima mite centro-meridionali. È stato merito degli orticoltori italiani averne promosso la diffusione attraverso un'accurata scelta di biotipi, che da tempo caratterizzano le diverse aree regionali di produzione di questo vegetale, definito il principe degli ortaggi invernali.
Il carciofo è un alimento sano, nutriente e di facile digestione. Possiede qualità astringenti, diuretiche, toniche, inoltre la presenza di un principio attivo, la cinarina, lo rende particolarmente efficace nelle terapie delle lesioni epatiche e renali, infatti essa aumenta la secrezione biliare e facilita l'eliminazione del colesterolo.
La presenza inoltre della linulina lo rende raccomandabile nell'alimentazione dei diabetici.
Nella sua composizione rientrano: proteine 2,65%, grassi 0,25%, idrati di carbonio 15,04%, vitamine del gruppo A, B1, B2, C, ferro, fosforo e calcio.
Per le sue peculiarità è un alimento con capacità protettive di sicura efficacia, particolarmente indicato in una dieta moderna.
Si presta a infinite elaborazioni gastronomiche, poiché si accompagna facilmente sia con il pesce che con la carne, e non è raro trovarlo persino come componente di gradevolissime torte.